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Risparmiare Tempo e Soldi

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Semplici Consigli per risparmiare tanto tempo e tanti soldi


Pompa di calore: come va dimensionata

Pubblicato da Alan su 10 Dicembre 2016, 20:15pm

Pompa di calore: come va dimensionata

La pompa di calore è una delle macchine sponsorizzate dall’Unione Europea al fine di contenere le emissioni nocive derivanti dall’utilizzo dei dispositivi per la termoregolazione.

 

Come è noto, infatti, proprio la pompa di calore riesce a garantire un rapporto altissimo tra l’energia necessaria al suo funzionamento e quella prodotta sotto forma di riscaldamento e acqua calda sanitaria.

 

Una caratteristica che riesce ad assicurare grandi vantaggi di carattere economico, a patto di riuscire a dare vita ad un dimensionamento ottimale.
A tal proposito va sottolineato come il dimensionamento della pompa di calore richieda un’accurata valutazione dei fabbisogni di calore: ove essa sia in eccesso, avverrà un sovradimensionamento dell’impianto tale da comportare un notevole incremento dei costi di impianto con conseguente riduzione dei vantaggi economici derivanti dalla sua adozione.

Come funziona la pompa di calore

 

La pompa di calore è un dispositivo elettrico grazie al quale è possibile sfruttare il ciclo termodinamico del fluido refrigerante, trasferendo il calore di cui si necessita da una sorgente a bassa temperatura ad un ambiente ove la stessa sia più alta, con un procedimento che è in pratica il contrario di quello che avviene normalmente tra corpi di differente calore.

 

L’energia termica presente nell’aria in quantità illimitata è perciò oggetto di sfruttamento teso a riscaldare un edificio oppure l’acqua calda ad uso sanitario dello stesso.

 

L’energia elettrica grazie alla quale sono alimentate le pompe di calore serve soltanto ad azionare il compressore e gli altri dispositivi ausiliari, risultando quindi abbastanza bassa in termini quantitativi.
Va poi ricordato che di solito le pompe di calore danno vita ad una riduzione della capacità di riscaldamento in corrispondenza di un abbassamento della temperature esterna.

 

Un difetto che può essere risolto con la tecnologia Inverter, grazie alla quale si può compensare la minore resa termica alle basse temperature tramite un aumento della velocità di rotazione del compressore.

 

Mentre nel caso si verifichi un aumento della temperatura dell’aria esterna viene ad essere modulata la frequenza, con un adeguamento della potenza erogata al fabbisogno termico richiesto che si traduce in una drastica diminuzione dei consumi elettrici

 

 

I metodi per un corretto dimensionamento sono più di uno

 

Il dimensionamento della pompa di calore può essere fatto in diversi modi, tutti egualmente validi.

 

Il migliore è però quello che riesce a prendere in considerazione il maggior numero di variabili possibile.

 

Naturalmente un metodo di questo genere presuppone l’affidamento dell’incarico ad un termotecnico, avendo cura di chiedere preventivi tesi a capire quale sia l’offerta più conveniente.
Ove invece si intenda calcolare il dimensionamento dell’impianto senza ricorrere all’ausilio di un professionista, si può utilizzare un metodo empirico basato sull’esperienza.

 

Ad esempio, nel caso di un edificio che vanti indici di isolamento termico poco elevati, per ogni metro cubo da climatizzare servono 36 W/ora in fase di fase di riscaldamento e 30 in quella di raffreddamento.

 

Di conseguenza in una stanza di 5×5 metri ed alta 3, il cui volume sia quindi di 75 metri cubi, la potenza necessaria in fase di riscaldamento sarà di 2700 W, mentre per raffrescarla ne occorreranno  2250.
Naturalmente il nostro consiglio è sempre quello di rivolgersi a professionisti affidabili, in modo da non compiere errori tali da vanificare l’investimento necessario per dotare la propria abitazione di un impianto di questo tipo.

Pompa di calore: quanto consuma?

 

La pompa di calore è tra i dispositivi per la termoregolazione più innovativi in assoluto.

 

Il suo particolare funzionamento, che prevede un processo per il quale viene utilizzato il calore proveniente da una fonte esterna, che può essere l’aria, l’acqua o il sottosuolo, trasportandolo nell’ambiente che si intende riscaldare, è sinonimo di efficienza energetica e come tale ha spinto anche l’Unione Europea a sponsorizzarne un utilizzo sempre più esteso.

 

Il fattore che scava un solco nei confronti dei dispositivi tradizionali è l’utilizzo di una quantità di energia nettamente minore nel processo cui è chiamata a dare vita, nel corso del quale essa si aggira intorno al 25% di quella rilasciata nell’ambiente in cui vanno a operare.

 

Per capire meglio il dato, basterà ricordare che nel caso delle stufe tradizionali, il rapporto è di uno a uno.

 

Un esempio può spiegare meglio

 

Per capire ancora meglio il dato, sarà però il caso di fare un esempio.

Ove si prenda come riferimento una pompa da 5 kw, il suo fabbisogno di elettricità viene a situarsi tra i 500 e i 2mila watt.

 

Andrebbe però sottolineato come esso non sia costante, in quanto se nel periodo che segue l’inizio del processo il consumo è molto alto, in conseguenza del fatto che la pompa di calore deve riuscire ad elevare la temperatura dell’ambiente nel minor tempo possibile, in seguito provvede ad assestarsi su livelli meno elevati.

 

In tal modo, la macchina va a consumare intorno ai 2 kwh nel corso della prima ora, attestandosi poi a circa 0,5 in quelle successive.

 

Perché è importante il COP

 

Quando si intende capire il livello di consumi di una pompa di calore, occorre utilizzare un parametro fondamentale, ovvero il COP, Coefficiente di Prestazione.

 

Si tratta di un parametro teso a misurare l’efficienza non solo delle pompe di calore, ma anche di altri apparecchi termici per il riscaldamento, rappresentando il rapporto tra l’energia termica prodotta nell’ambiente da riscaldare e quella impiegata durante il processo.

 

Una seconda interpretazione del COP è di tipo più strettamente economico e va a formare il costo unitario confrontando appunto l’energia prodotta e quella impiegata.

 

Proprio definendo un COP minimo si può stabilire la convenienza finanziaria delle pompe di calore nei confronti degli altri mezzi di riscaldamento tradizionali.

Quanto si può risparmiare con la pompa di calore

 

Il maggiore vantaggio assicurato dalle pompe di calore deriva in particolare dalla riduzione del tempo di funzionamento di cui ha bisogno il sistema per riscaldare un locale in inverno e rinfrescarlo nei mesi estivi.

 

A livello di consumi, tale vantaggio si traduce in un risparmio del 30% rispetto ai consumi che caratterizzano un sistema incentrato su stufe elettriche.

 

Il modo migliore per capire il consumo effettivo giornaliero di una pompa di calore è quello di utilizzare un wattmetro non di tipo economico, il quale va inserito in una presa elettrica e collegato al dispositivo, andando a rilevare non solo la potenza istantanea assorbita dalle pompe di calore, ma anche i kwh assorbiti in un determinato arco temporale, in modo da calcolare la spesa corrispondente prendendo come riferimento il costo di ogni kwh desunto dalla bolletta.

 

Un ausilio tale da rivelarsi prezioso in particolare nel caso di quelle apparecchiature elettriche il cui funzionamento dipenda da variabili tali da incidere in un arco temporale prolungato, come appunto le pompe di calore.

Pompe di calore: perché convengono?

Tra i dispositivi per la termoregolazione che hanno saputo distinguersi nel corso degli ultimi anni, ci sono anche le pompe di calore, capaci di assicurare ottime prestazioni e consumi limitati.

 

In particolare, le pompe di calore sono riuscite a dimostrarsi perfettamente aderenti alla nuova filosofia dell’Unione Europea, che tende a comprimere le emissioni nocive, ben sapendo quanto sia complicato cercare di convincere gli Stati a sacrificare una parte della propria produzione.

 

In questa ottica si è perciò cercato di promuovere l’impiego di macchine sempre più evolute dal punto di vista tecnologico e capaci di limitare al massimo consumi e emissioni nocive.

Le pompe di calore sono sinonimo di risparmio

 

Le pompe di calore corrispondono perfettamente alle linee strategiche fissate dai piani continentali, a partire da quello 20-20-20, secondo il quale entro il 2020 il vecchio continente dovrebbe raggiungere una percentuale del 20% di energia proveniente da fonti rinnovabili e comprimere dello stesso livello le emissioni nocive, a partire dall’anidride carbonica.

 

Il grimaldello che consente alle pompe di calore di comprimere i consumi è in particolare la capacità di sfruttare al massimo l’energia necessaria per il proprio funzionamento, andando a restituirla in un rapporto da uno a quattro sino a uno a sei, contro quello alla pari messo in mostra ad esempio dalle normali stufe.

La tariffa D1 e le detrazioni fiscali

 

Va peraltro ricordato che il problema della progressività delle tariffe, che aveva a lungo pesato sulla diffusione delle pompe di calore, è stato risolto con l’introduzione della D1, che ha in pratica introdotto  una tariffa flat, ovvero tale da non crescere con l’aumento dei consumi.
Altro fattore che consiglia a questo punto l’adozione di questi dispositivi è poi la presenza delle detrazioni fiscali che premiano tutti gli interventi tesi ad aumentare l’efficienza energetica degli immobili, tra i quali appunto la sostituzione dei vecchi dispositivi per la termoregolazione con nuovi tecnologicamente più evoluti.

 

In pratica per chi decida di adottare una pompa di calore all’interno della propria abitazione, è prevista la possibilità di portare in detrazione sulla propria dichiarazione dei redditi il 65% delle spese sostenute.

 

Il tutto in dieci rate annuali di eguale importo, tali da trasformare quindi la spesa in un vero e proprio investimento.

 

A tal proposito si ricorda che per avere diritto alla detrazione occorre rispettare una serie di condizioni, a partire dal pagamento tramite bonifico bancario o postale, sul quale devono essere riportati in causale i dati fiscali di committente ed esecutore dei lavori.

 

La convenienza è reale

 

Riepilogando, possiamo dire senza tema di smentita che le pompe di calore convengono.

 

Da un lato permettono risparmi molto forti in bolletta, tali da arrivare al 30 o 40% rispetto ai livelli di consumo comportati da dispositivi convenzionali.

 

Dall’altro il costo del loro acquisto, abbastanza elevato, viene ad essere recuperato per la maggior parte grazie alle detrazioni fiscali, che anche nel 2017 rimarranno attestate al 65%.

 

Va peraltro ricordato che l’adozione di una pompa di calore può aiutare a conseguire una classe di efficienza energetica più elevata per la propria abitazione, tale da tradursi in un vantaggio economico immediato, aumentandone anche il valore di mercato.

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